Si tratta di uno dei temi più discussi riguardo al mondo del lavoro. Ma quali sono gli elementi che influiscono su questo aspetto? Quando parliamo di salari il tema sembra essere sempre molto sfuggente, questo è dovuto al fatto che raramente viene affrontato nella comunicazione in modo sistematico. Ecco allora una visione d’insieme dei fattori principali che influenzano questo versante del mercato del lavoro.
Ci sono molti modi per fissare i salari, ma spesso sono stabiliti da contrattazione collettiva, tra imprese e sindacati, come sappiamo, che possono avvenire a livello aziendale, nazionale o settoriale. Questo avviene nella maggior parte dei paesi europei, ad esempio la percentuale dei lavoratori coperti da contrattazione collettiva è del 98% in Austria, 95% in Finlandia e oltre il 90% in Belgio, Germania e Francia, mentre nel resto d’Europa – Italia compresa – si attesta tra il 60% e l’80%. Al contrario in paesi come gli Stati Uniti o il Giappone la percentuale scende intorno al 20%. Per il resto i salari sono determinati dai datori di lavoro o da contrattazioni bilaterali tra datori di lavoro e singoli lavoratori.
Prima di procedere fissiamo subito un concetto: il salario di riserva è il salario che rende un lavoratore indifferente tra lavorare ed essere disoccupato. In altre parole, è il livello minimo di salario che un lavoratore è disposto ad accettare per lavorare. Nella pratica un lavoratore sarà portato a rifiutare un’offerta di lavoro se il salario è al di sotto del suo salario di riserva, al contrario un lavoratore accetterà un’offerta di lavoro se è superiore al suo salario di riserva.
Per delineare un quadro generale della determinazione dei salari dovremmo partire da due fattori:
- I lavoratori preferiscono un salario superiore al loro salario di riserva
- I salari dipendono dalle condizioni prevalenti del mercato del lavoro. Quanto più basso è il tasso di disoccupazione, maggiori sono salari
Ma questi sono solo alcuni dei fattori, vediamo perché.
La forza contrattuale di un lavoratore dipende, anche in questo caso, da due fattori:
- Il costo in caso di dimissioni che l’impresa dovrebbe pagare per sostituirlo
- La difficoltà che incontrerebbe nel trovare un nuovo lavoro
Entrambi i fattori sono legati alla forza contrattuale del lavoratore, che a sua volta è legata al suo livello di specializzazione. Un lavoratore a bassa specializzazione corre un rischio maggiore di essere sostituito ed il processo per individuare una nuova risorsa per sostituirlo avrebbe costi più contenuti. Ad esempio, nel caso in cui un lavoratore con bassi livelli di specializzazione (o specializzato ma che ricopre un ruolo a bassa specializzazione) chiedesse un aumento, l’azienda potrebbe essere portata a sostituirlo. E ancora: se nel mercato del lavoro il tasso di disoccupazione è basso, l’impresa avrà difficoltà a trovare validi sostituti e, allo stesso tempo, per il lavoratore sarà più facile trovare lavoro. Questo aumenta la forza contrattuale dei lavoratori. Mentre in uno scenario con alti tassi di disoccupazione, ci sarà maggiore disponibilità di lavoratori.
A prescindere dalla forza contrattuale del lavoratore, le imprese potrebbero essere disponibili a pagare un salario superiore a quello di riserva, questo per stimolare la produttività. La maggior parte delle imprese, infatti, vuole che i propri lavoratori siano ben disposti verso il lavoro e l’impresa, per incentivare la produttività. Pagare un salario elevato è quindi uno strumento per raggiungere questo obiettivo. Gli economisti chiamano le teorie che legano i salari all’efficienza “teorie dei salari di efficienza”.
Un altro elemento che influenza i salari è il livello atteso dei prezzi, i lavoratori e le imprese sono interessati ai salari reali ossia al livello futuro dei prezzi. Questo è il meccanismo alla base dei contratti collettivi, che tenta di prevedere con qualche anno di anticipo i prezzi reali.
Un’altra variabile, della quale si è discusso moltissimo in tempi recenti, ha a che vedere con i tassi di disoccupazione, riguarda i sussidi di disoccupazione (o in alcuni casi il reddito di cittadinanza). A prescindere da una valutazione di merito, si tratta di elementi che influenzano i salari a livello di sistema, poiché influenzano la capacità di contrattazione dei lavoratori. Questo ci aiuta a leggere le scelte che vengono di volta in volta effettuate in merito. Un altro elemento da considerare è il salario minimo, che aumenta sia il livello minimo stesso sia i livelli retributivi superiori, producendo un aumento del salario medio. Anche in questo caso si tratta di politiche che hanno previsto e prevedono tutt’ora ampi dibattiti, a causa di vedute radicalmente diverse tra gli attori impegnati a stabilire determinate regole. Infine, possiamo considerare ancora un elemento: il livello di protezione dei lavoratori, e cioè più è alto il livello di protezione da parte di uno Stato nei confronti dei lavoratori maggiore sarà il potere contrattuale dei lavoratori.
Come abbiamo visto, i fattori elencati possono influenzare in modo differente il mercato del lavoro e determinate scelte da parte di un paese possono influenzare molto lo scenario, ma si tratta sempre di sistemi in cui intervengono molteplici elementi in modo complesso ed articolato. Quando parliamo dunque di salari, politiche per il lavoro, di produttività, dobbiamo leggere attentamente le scelte e tentare di prevederne gli impatti anche a medio e lungo termine. È fondamentale comprendere che le retribuzioni non dipendono dalla singola contrattazione individuale, ma da ampie dinamiche di scenario. Si guardi ad esempio all’ampio dibattito in corso sul tema salari e produttività in Italia, che resta molto complesso e che sembra essere uno dei nodi più difficili da affrontare nel mercato del lavoro italiano.
Fonti e approfondimenti:
Macroeconomia, Una prospettiva europea, Olivier Blanchard, Alessia Amighini, Francesco Giavazzi
The future of European competitiveness Part A, A competitiveness strategy for Europe, Mario Draghi
Capitalismi a confronto, Istituzioni e regolazione dell’economia nei paesi europei, Luigi Burroni
